Non siamo personaggi, siamo storie

7 05 2012


Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie. Ci fermiamo all’idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c’è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori.
Riesce a capire?

Mr Gwyn, Alessandro Baricco





10 e 25

2 08 2011

A Bologna, c’è un orologio diverso da tutti gli altri.
Un orologio che da 31 anni è fermo alle 10 e 25.
E’ l’orologio della stazione di Bologna, l’orologio simbolo della strage avvenuta il 2 agosto 1980.
Un orologio che suscita un brivido ogni volta che ci passi davanti, anche se, nel 1980, non c’eri nemmeno, esattamente come me. Un orologio che supplisce alla mancanza di una pagina di storia che, puntualmente, nelle scuole non viene raggiunta.

Fissare quelle lancette immobili vuol dire mettersi faccia a faccia con quel sabato di incredulità, terrore e frenesia. Vuol dire farsi delle domande e chiedersi, per l’ennesima volta: “Perchè?”.
E vuol dire ricordare le 85 persone uccise da quell’atto di terrorismo insensato, le loro famiglie e quel processo giudiziario che per anni non ha dato pace nè giustizia nè alle une nè alle altre.

Ogni 2 agosto, da 31 anni, Bologna si vela di lacrime e non potrebbe essere altrimenti. Lacrime di dolore, lacrime di rabbia; lacrime che quest’anno, così come l’anno scorso, ruggiscono ancora più forte.





Life in a Day

20 07 2011

Il 24 luglio 2010 oltre 80.000 persone di 140 nazionalità diverse, telecamera alla mano, hanno filmato la loro giornata, uno spaccato della propria vita.
Perchè?
Perchè Ridley Scott e Kevin Macdonald, già regista de “L’Ultimo Re di Scozia” e “State of Play”, avevano in mente un esperimento globale, storico, ambizioso: creare il primo lungometraggio al mondo interamente generato dagli utenti di Youtube.

Questo è Life in a Day: un film documentario user-generated della durata di circa 95 minuti montati a partire dalle circa 4.500 ore di girato caricate sul canale Youtube del progetto.
Il film è già stato presentato in anteprima mondiale lo scorso 27 gennaio 2011 al Sundance Film Festival, festival cinematografico dedicato al cinema indipendente che si tiene ogni anno a gennaio in un sobborgo di Salt Lake City, oltre che essere mandato in streaming, ovviamente su Youtube, mantenendo così vivo lo spirito 2.0 con cui era nato.

Ora, mettendo un attimo da parte l’aspetto più “tecnico” dell’originale e innovativa impresa di realizzare un film coinvolgendo un enorme numero di anonimi protagonisti e registi amatoriali, persone comuni con la passione per il film-making e la rete, il progetto si presenta come un’esperienza unica anche dal punto di vista dei contenuti.
Life in a Day
è infatti un documentario, nel vero senso della parola. Guardarlo sarà come guardare una “istantanea” della vita che quotidianamente si svolge sul pianeta Terra e le generazioni future potranno così sempre sapere com’era vivere all’inizio del Terzo Millennio.

E forse, ma questa è soltanto una mia elucubrazione, il messaggio che Kevin Macdonald vuole trametterci è che nonostante le diversità che ci caratterizzano dobbiamo sempre ricordarci che, in fondo, siamo tutti uguali perchè ogni giorno, benchè con tempi e modalità diverse, tutti ci troviamo a dover fare i conti con i grandi temi della vita come l’amicizia e l’amore, la solitudine e la morte e con una quotidianità, fatta di piccole cose, che giorno dopo giorno scrive la nostra storia.

Il film uscirà nelle sale domenica, 24 luglio 2011. Questo è il trailer:





Incontrarsi, guardarsi, innamorarsi…

12 07 2011

<Avviso ai naviganti: il seguente post è il prodotto dell’inscatolamento di vecchi libri universitari, e dunque del ritrovamento di appunti volanti, al fine di far spazio per quelli che dovranno essere studiati per i prossimi esami. La sottoscritta non si assume alcuna responsabilità in caso il post fosse inconsistente; non è colpa mia, è tutta colpa della Sociologia!>

Un incontro diretto tra due persone non è riducibile a un elenco di attributi; [...] nell’incontro noi prestiamo attenzione all’insieme degli innumerevoli tratti che costituiscono la persona.
Ciò che chiamiamo ‘fascino’ o ‘carisma’ consiste nel modo in cui i vari attributi sono amalgamati ed esibiti nell’insieme.
E’ questo il motivo per cui spesso ci innamoriamo di persone lontane dal nostro precedente ideale; [...] ciò accade proprio perché prestiamo attenzione al tutto, anziché a ciascuna delle parti.

Eva Illouz, Cold Intimacies





Il Passato

20 06 2011

The Past is such a curious creture,
To look her in the face
A transport may reward us,
Or a disgrace.

Unarmed if any meet her,
I charge him, fly!
Her rusty ammunition
Might yet reply!


<E’ una curiosa creatura il Passato,

A guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!>

“The past is such a curious creature”, Emily Dickinson





Senza sapere perché

23 05 2011

Una volta ero in una tavola calda, sulla Statale 16, appena fuori
Una volta ero in una tavola calda, sulla Statale 16, appena fuori città, e mi sono fermata in una tavola calda, sono entrata e mi son messa in coda, alla cassa c’era un vietnamita, non capiva quasi niente, così non si andava avanti, gli dicevano un hamburger e lui diceva Cosa?, forse era il primo giorno di lavoro, non so, così mi son messa a guardare intorno, dentro la tavola calda, c’erano cinque o sei tavoli, e tutta la gente che mangiava, tante facce diverse e ognuno con qualcosa di diverso davanti, la cotoletta, il panino, il chili, mangiavano tutti, e ognuno era vestito esattamente come aveva voluto vestirsi, si era alzato al mattino e aveva scelto qualcosa da mettersi, la camicia quella rossa, e il vestito stretto sulle tette, esattamente quel che voleva, e adesso stava lì, e ognuno di loro aveva una vita dietro e una vita davanti, stavano giusto transitando lì dentro, domani avrebbero rifatto tutto da capo, la camicia quella blu, il vestito lungo, e sicuramente la bionda con le lentiggini aveva una madre in qualche ospedale, con tutti gli esami del sangue sballati, ma adesso era lì che scartava le patatine un po’ nere dalle altre, leggendo il giornale appoggiato sul salino a forma di pompa di benzina, c’era uno vestito tutto da baseball, che sicuramente non entrava in un campo da baseball da anni, stava lì con suo figlio, un ragazzino, e continuava a dargli delle sberle sulla testa, dietro la testa, ogni volta il ragazzino si risistemava su il cappellino, un cappellino da baseball, e il padre tac, un’altra sberla, e tutto mentre mangiavano, sotto un televisore appeso al muro, spento, col rumore della strada, che arrivava a folate, con seduti in un angolo due molto eleganti, in grigio, due uomini, e uno dei due si vedeva che piangeva, era assurdo, ma piangeva, su una bistecca con patate, piangeva in silenzio, e l’altro non faceva una piega, anche lui con una bistecca davanti, mangiava e basta, solo, a un certo punto, si alzò, andò fino al tavolo vicino, prese la bottiglia del ketchup, tornò al suo posto e stando attento a non macchiarsi il vestito grigio ne svuotò un po’ nel piatto dell’altro, quello che piangeva, e gli sussurrò qualcosa, non so cosa, poi chiuse la bottiglia e ricominciò a mangiare, loro nell’angolo, e tutto il resto attorno, con un gelato all’amarena pestato per terra, e sulla porta del bagno un cartello che diceva fuori servizio, io guardai tutto quello ed è chiaro che c’era solamente da pensare che vomito, ragazzi, una cosa da vomitare tanto era triste, e invece quello che mi successe fu che mentre stavo lì in coda e il vietnamita continuava a non capirci un accidente io pensai Dio che bello, con addosso perfino un po’ di voglia di ridere, accidenti com’è bello tutto questo, proprio tutto, fino all’ultima briciola di roba schiacciata per terra, fino all’ultimo tovagliolino unto, senza sapere perché, ma sapendo che era vero, era tutto dannatamente bello. Assurdo, no?

CityAlessandro Baricco
<grassetti miei, corsivi di Baricco>





Da Google Earth a Google Art

4 02 2011

Dopo Google Earth e Google Street View, l’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin espande i suoi confini. Dal 1° febbraio, infatti, diciassette tra i più famosi ed importanti musei al mondo, tra cui il MoMa di New York, la Tate Gallery di Londra e la Galleria degli Uffizi di Firenze, sono a portata di click.
Utilizzando una tecnologia del tutto simile a quella già sviluppata per Street View, il Google Art Project permette agli utenti di visitare i musei che hanno aderito al progetto attraverso itinerari a 360°, di assaporarli fin nei minimi dettagli grazie all’impiego di una tecnologia che permette immagini ad altissima definizione e di sapere tutto quello che c’è da sapere su artisti e quadri grazie a pannelli informativi e a brevi video in cui una guida spiega il significato del dipinto. Al momento è possibile vedere più di 1000 opere dipinte da oltre 400 artisti e tutto ciò grazie al lavoro di Amit Sood, direttore del progetto, e di un gruppo di dipendenti dell’azienda di Mountain View con la passione per l’arte.

Inoltre, nell’era del web 2.0, non potevano certo mancare degli strumenti di sharing. Uno tra gli strumenti disponibili sul sito permette infatti di creare la propria collezione personale, salvando i propri quadri preferiti (o anche soltanto una serie di dettagli). La collezione puó poi essere condivisa con amici, parenti e non solo; come suggerisce Nicol Degli Innocenti, questo strumento potrà tornare utile anche ai docenti di storia dell’arte per condividere e commentare le opere con i loro studenti.

Certo, non sarà come visitare un museo per davvero. Niente luci, niente odori, niente emozione di stare nella stessa stanza in cui sono ospitate  le opere di un famoso artista come, ad esempio, Leonardo da Vinci. Tuttavia, penso che questo progetto sia molto interessante perchè consente anche a quegli utenti che, per un motivo o per l’altro,  non viaggiano di godere del grande patrimonio artistico sparso nei musei di tutto il mondo e, c’è da scommetterci, avvicinerà milioni di persone alla cultura museale.

E tu, cosa aspetti a immergerti in uno dei più innovativi Art Project del secolo?








Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 452 other followers