Tre cose che non voglio più sentirmi dire

24 05 2012

Negli ultimi mesi mi è capitato di avere diverse conversazioni al limite del probabile, tutte riguardanti la condizione dei giovani in Italia e il loro rapporto col mondo del lavoro. Personalmente, credo che i dati parlino da soli: l’Istat ci dice che in Italia circa il 46% delle donne non ha un’occupazione e che sono disoccupati anche il 35,9% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Essendo una giovane donna direi che le mie prospettive sono tutt’altro che rosee.
Nonostante questo mi rimbocco le maniche e mi impegno al massimo in tutto quello che faccio, comprese le cose per cui non ho una spiccata propensione.
Sono però arrivata a un punto in cui non riesco più sopportare certi commenti e certe frasi. Non è spocchia, nè superiorità, nè altro se non una certa stanchezza e insofferenza cronica per essere sempre, continuamente mazziata.
Queste sono le tre frasi che non vorrei sentirmi dire mai più.

1) E’ lei che si occupa di questa cosa? (frase di solito accompagnata da faccia prima sgomenta e poi preoccupata)
Sì, sono io. Sì, ho 23 anni. Sì, ne dimostro meno. Sono giovane, e allora? Questo non significa che automaticamente si possa supporre che io sia incapace o inaffidabile. Se mi è stato affidato un lavoro di responsabilità in un ambiente in cui non si può sbagliare significa che sono in grado di gestirlo. Un po’ di fiducia, adulti; aiutateci a sentirci meno tagliati fuori dalla società credendo in noi, invece che riempirvi la bocca di slogan come il retorico e vuoto: “Largo ai giovani!”.

2) Devi imparare il multitasking.
Multitasking significa che devi essere in grado di seguire più cose contemporaneamente ed è una capacità che torna molto utile, soprattutto in una società come la nostra che ne ha fatto una virtù. Perfetto. Perchè non voglio più sentirmelo dire (specialmente se in tono sprezzante e accusatorio come se stessi tutto il giorno a non fare nulla)? Perchè frequento le lezioni universitarie, studio cercando di mantenere la media sopra il 28, lavoro e cerco di fare esperienze che possano essermi utili per il curriculum e quindi per trovare un buon lavoro una volta finita l’Università, frequento corsi per migliorare l’inglese, imparare il tedesco e i linguaggi di progettazione dei siti web, mi tengo aggiornata sul mondo della comunicazione, vado in palestra o in piscina perchè credo nel motto degli antichi “mens sana in corpore sano” e, credetemi, l’elenco non finirebbe certo qui. Se non è già multitasking questo… la notte è ancora fatta per divertirsi e dormire, e non il contrario come sostiene qualcuno: inoltre, abbiamo già visto a cosa porta la formula “all work and no play…

3) Io, alla tua età, per mantenermi, facevo due lavori…
Io li farei anche molto volentieri due lavori per uscire di casa e mantenermi da sola. Ma per uno non hai abbastanza esperienza, per l’altro sei troppo qualificato, per il terzo “le faremo sapere”. Per la maggior parte non verresti stipendiato perchè è uno stage e ti offrono già la fantastica e irripetibile occasione di imparare, cosa vuoi di più?  Peraltro, con gli “stipendi” che talvolta ti vengono proposti, per mantenersi dignitosamente (e con ciò intendo mangiare tutti i giorni e pagare le bollette), due lavori potrebbero non bastare. E, come molti di noi ben sanno, la casistica è molto più ampia.
Carissimi anziani che ritenete i vostri consigli preziosissimi e poi vi lamentate se nessuno vi ascolta, pensate due volte prima di parlare.





Tutte le cose belle…

2 02 2012

Il tempo passa velocemente. Non è retorica, non è banalizzare. Per quanto singoli momenti possano sembrarci eterni, in generale le stagioni si succedono senza quasi darci il tempo di accorgercene, figuriamoci di riflettere.
Succede quindi che un giorno ti volgi indietro, quasi per caso, e ti rendi conto che davvero è trascorso tanto tempo dall’ultima volta in cui ti sei messo a pensare al futuro. Quel futuro che, in questo momento, a guardarlo negli occhi fa un po’ paura e ti sfida per vedere se abbasserai lo sguardo per primo.

Esattamente un anno fa, mi stavo avventurando su un nuovo terreno, stavo intraprendendo un viaggio che, inevitabilmente, ha finito per cambiarmi, per rendermi diversa da quello che ero soltanto un anno fa. Potrei stare qui a dirvi che è stato un anno impegnativo sotto diversi fronti, che mi ha dato tanto e le cui esperienze sono convinta mi serviranno anche in futuro. Potrei stare qui a raccontarvi tutto quello che ho fatto, detto e vissuto, delle persone che ho incontrato, degli amici che mi sono fatta e di quanti hanno solo sfiorato la mia vita.  Vi basti sapere che per quest’ultimo hanno, in fin dei conti, ho solo una cosa da dire: GRAZIE!
Che poi le cose belle, esattamente come tutte le altre, finiscono.





Stato di grazia

24 10 2011

Ci sono giorni che senza un motivo in particolare sei felice.
Perchè ti accorgi di avere accanto una amica che ti capisce e ti vuole bene.
Perchè hai la conferma che a lavorare sodo i frutti prima o poi li raccogli e che, alle volte, riesci ad avere quel successo che ti meriti.
Perchè, nonostante possa essere brutale, nonostante ti schiaffeggi in faccia anche nei momenti in cui proprio non ne hai bisogno, la vita è davvero così meravigliosa che in realtà le parole per descriverla non le hai. Così come non hai le parole per spiegare davvero quello che senti dentro, perchè è sbalorditivo, bellissimo e spaventoso allo stesso tempo.

È una specie di stato di grazia. Svanisce in fretta, ma ti fornisce di nuove energie, nuove prospettive e una voglia di fare progetti che ti eri scordato di avere. E, prima o poi, ritorna.





La valigia sul letto: atto II

3 08 2011

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

José Saramago, Viaggio in Portogallo





La valigia sul letto…

23 07 2011

…non è quella di un lungo viaggio, almeno per questa volta!

A dire la verità, non credo che questi miei primi giorni di vacanza sarà possibile farli rientrare sotto il termine “viaggio”.

Però, mi piace pensare che John Steinbeck abbia ragione quando dice: “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone“.

Dunque, non mi resta che partire e vedere cosa il viaggio abbia in serbo per me.

Buone Vacanze a tutti!





Il Passato

20 06 2011

The Past is such a curious creture,
To look her in the face
A transport may reward us,
Or a disgrace.

Unarmed if any meet her,
I charge him, fly!
Her rusty ammunition
Might yet reply!


<E’ una curiosa creatura il Passato,

A guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!>

“The past is such a curious creature”, Emily Dickinson





Non si vive mai abbastanza II

20 01 2011

La citazione che ho condiviso con voi qualche post fa ha continuato a frullarmi in testa negli ultimi dieci giorni. “Che vuol dire non vivo abbastanza”? Ci ho pensato e ripensato, tentando di trovare una risposta, per quanto parziale. Me lo sono chiesta ad ogni ora del giorno e della notte, ho persino faticato a prendere sonno e, cosa che non faccio molto spesso, mi sono guardata indietro.
Ad ogni modo, nell’ultimo anno, quel 2010 appena passato, non si può proprio dire che io non abbia vissuto abbastanza; mesi e mesi così pieni da arrivare già stremata ad ora di cena. Mesi e mesi che io ho riempito minuto per minuto, secondo per secondo, in modo da non lasciare libero neanche un minuto per pensare, per far sì che il tempo facesse il suo dovere nella maniera più indolore possibile. Vivendo così ho messo insieme un bagaglio consistente di ricordi.
Ma il punto è proprio questo: vivere abbastanza significa fare molte esperienze/attività o significa dare un valore specifico ad ognuna di esse? Insomma, quantità o qualità? E’ su questo quesito che mi sono arenata. Come dice la citazione: “E’ una cosa più grande di me”.
A dire la verità, mi verrebbe da optare per la qualità, pur non scordandomi di quanto la quantità mi sia stata utile di recente. In fondo, penso che molto dipenda dallo stato mentale in cui ci troviamo. Voi cosa ne pensate?

Tornando a me, sfortunatamente, la folle ed insensata corsa mi ha procurato una notevole stanchezza non tanto fisica, quanto mentale. E se c’è una cosa che credo di aver finalmente capito è che cosa intendesse dire Alanis Morissette quando in Thank You canta “how ’bout not equating death with stopping?”.
Fermarsi. Fermasi, ogni tanto, non significa non vivere, purchè quel fermarsi abbia un valore, purchè siamo noi a decidere di farlo (e non ci venga, invece, imposto), purchè significhi costruire, con tutta la fatica che ciò comporta, un nuovo punto di partenza.








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