Non siamo personaggi, siamo storie

7 05 2012


Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie. Ci fermiamo all’idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c’è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori.
Riesce a capire?

Mr Gwyn, Alessandro Baricco





Your Film Festival: Ridley Scott e Youtube di nuovo insieme

19 03 2012

Dopo il successo dell’esperimento mondiale del 24 luglio 2010 e la conseguente realizzazione del primo docu-film user-generated “Life in a Day“, Ridley Scott rinnova il suo sodalizio con Youtube e lancia un concorso per aspiranti registi.

Your Film Festival è un’iniziativa globale volta a incoraggiare soprattutto la produzione dei “registi del futuro”, di quei nuovi talenti degni di essere portati all’attenzione del grande pubblico che spesso si trovano ad avere a che fare con risorse molto limitate.
Tra i partecipanti (le iscrizioni sono aperte fino al 31 marzo) la Scott Free Films, casa di produzione di Ridley e Tony Scott, selezionerà 50 semi-finalisti, i cui cortometraggi saranno votati sul canale Youtube del Festival; al termine delle votazioni on-line, i 10 migliori videomaker con la proiezione del proprio cortometraggio durante la 69a Mostra del Cinema di Venezia.
Non solo: tra i 10 finalisti del Your Film Festival sarà eletto, sempre a Venezia, il vincitore assoluto del festival che si aggiudicherà un premio di 500 mila dollari per la realizzazione di un lungometraggio prodotto proprio dalla Scott Free Films e con la co-produzione di Michael Fassbender (Inglourious Basterds, Shame), che sarà anche uno dei giurati nella prima fase del Festival.

Se Ridley Scott spera, con questo concorso, di dare un nuovo impulso all’industria cinematografica e di cambiare la vita di qualche nuovo talento, i manager di Youtube, dal canto loro, sperano che il canale di Your Film Festival sia un one-stop-shop per la programmazione di qualità. Negli ultimi mesi, e più precisamente dall’autunno scorso, Youtube sta spingendo per rendere la piattaforma più favorevole a visite di più lunga durata e più appetibile per gli inserzionisti che vogliono i loro brand in linea con una programmazione di qualità.

Ridley Scott annuncia Your Film Festival:





DuemilaeDodici

1 01 2012




Life in a Day

20 07 2011

Il 24 luglio 2010 oltre 80.000 persone di 140 nazionalità diverse, telecamera alla mano, hanno filmato la loro giornata, uno spaccato della propria vita.
Perchè?
Perchè Ridley Scott e Kevin Macdonald, già regista de “L’Ultimo Re di Scozia” e “State of Play”, avevano in mente un esperimento globale, storico, ambizioso: creare il primo lungometraggio al mondo interamente generato dagli utenti di Youtube.

Questo è Life in a Day: un film documentario user-generated della durata di circa 95 minuti montati a partire dalle circa 4.500 ore di girato caricate sul canale Youtube del progetto.
Il film è già stato presentato in anteprima mondiale lo scorso 27 gennaio 2011 al Sundance Film Festival, festival cinematografico dedicato al cinema indipendente che si tiene ogni anno a gennaio in un sobborgo di Salt Lake City, oltre che essere mandato in streaming, ovviamente su Youtube, mantenendo così vivo lo spirito 2.0 con cui era nato.

Ora, mettendo un attimo da parte l’aspetto più “tecnico” dell’originale e innovativa impresa di realizzare un film coinvolgendo un enorme numero di anonimi protagonisti e registi amatoriali, persone comuni con la passione per il film-making e la rete, il progetto si presenta come un’esperienza unica anche dal punto di vista dei contenuti.
Life in a Day
è infatti un documentario, nel vero senso della parola. Guardarlo sarà come guardare una “istantanea” della vita che quotidianamente si svolge sul pianeta Terra e le generazioni future potranno così sempre sapere com’era vivere all’inizio del Terzo Millennio.

E forse, ma questa è soltanto una mia elucubrazione, il messaggio che Kevin Macdonald vuole trametterci è che nonostante le diversità che ci caratterizzano dobbiamo sempre ricordarci che, in fondo, siamo tutti uguali perchè ogni giorno, benchè con tempi e modalità diverse, tutti ci troviamo a dover fare i conti con i grandi temi della vita come l’amicizia e l’amore, la solitudine e la morte e con una quotidianità, fatta di piccole cose, che giorno dopo giorno scrive la nostra storia.

Il film uscirà nelle sale domenica, 24 luglio 2011. Questo è il trailer:





Senza sapere perché

23 05 2011

Una volta ero in una tavola calda, sulla Statale 16, appena fuori
Una volta ero in una tavola calda, sulla Statale 16, appena fuori città, e mi sono fermata in una tavola calda, sono entrata e mi son messa in coda, alla cassa c’era un vietnamita, non capiva quasi niente, così non si andava avanti, gli dicevano un hamburger e lui diceva Cosa?, forse era il primo giorno di lavoro, non so, così mi son messa a guardare intorno, dentro la tavola calda, c’erano cinque o sei tavoli, e tutta la gente che mangiava, tante facce diverse e ognuno con qualcosa di diverso davanti, la cotoletta, il panino, il chili, mangiavano tutti, e ognuno era vestito esattamente come aveva voluto vestirsi, si era alzato al mattino e aveva scelto qualcosa da mettersi, la camicia quella rossa, e il vestito stretto sulle tette, esattamente quel che voleva, e adesso stava lì, e ognuno di loro aveva una vita dietro e una vita davanti, stavano giusto transitando lì dentro, domani avrebbero rifatto tutto da capo, la camicia quella blu, il vestito lungo, e sicuramente la bionda con le lentiggini aveva una madre in qualche ospedale, con tutti gli esami del sangue sballati, ma adesso era lì che scartava le patatine un po’ nere dalle altre, leggendo il giornale appoggiato sul salino a forma di pompa di benzina, c’era uno vestito tutto da baseball, che sicuramente non entrava in un campo da baseball da anni, stava lì con suo figlio, un ragazzino, e continuava a dargli delle sberle sulla testa, dietro la testa, ogni volta il ragazzino si risistemava su il cappellino, un cappellino da baseball, e il padre tac, un’altra sberla, e tutto mentre mangiavano, sotto un televisore appeso al muro, spento, col rumore della strada, che arrivava a folate, con seduti in un angolo due molto eleganti, in grigio, due uomini, e uno dei due si vedeva che piangeva, era assurdo, ma piangeva, su una bistecca con patate, piangeva in silenzio, e l’altro non faceva una piega, anche lui con una bistecca davanti, mangiava e basta, solo, a un certo punto, si alzò, andò fino al tavolo vicino, prese la bottiglia del ketchup, tornò al suo posto e stando attento a non macchiarsi il vestito grigio ne svuotò un po’ nel piatto dell’altro, quello che piangeva, e gli sussurrò qualcosa, non so cosa, poi chiuse la bottiglia e ricominciò a mangiare, loro nell’angolo, e tutto il resto attorno, con un gelato all’amarena pestato per terra, e sulla porta del bagno un cartello che diceva fuori servizio, io guardai tutto quello ed è chiaro che c’era solamente da pensare che vomito, ragazzi, una cosa da vomitare tanto era triste, e invece quello che mi successe fu che mentre stavo lì in coda e il vietnamita continuava a non capirci un accidente io pensai Dio che bello, con addosso perfino un po’ di voglia di ridere, accidenti com’è bello tutto questo, proprio tutto, fino all’ultima briciola di roba schiacciata per terra, fino all’ultimo tovagliolino unto, senza sapere perché, ma sapendo che era vero, era tutto dannatamente bello. Assurdo, no?

CityAlessandro Baricco
<grassetti miei, corsivi di Baricco>





The Emotion Planner

21 05 2011

Recentemente, mi sorprendo spesso a provare diversi stati d’animo; si intrecciano o cozzano fra loro e mi fanno fare chilometri e chilometri di strada in una sorta di viaggio interiore che finisce per portarmi, più o meno fluidamente, dall’uno all’altro senza che ci sia un apparente connessione logica fra le sensazioni provate. La maggior parte delle volte non sono nemmeno in grado di esprimere e definire quello che sto provando e, quando succede, c’è solo un rimedio possibile: la musica.
Sarà per questo che, da quando Glory11 me lo ha fatto scoprire, non riesco più a separarmi da The Emotion Planner.
Grazie a una trovata geniale di Operan, che ha creato l’Emotional Planner, è ora infatti possibile ascoltare i propri sentimenti non solo col cuore, ma anche con le orecchie; le 100 stazioni della metropolitana di Stoccolma sono infatti state sostituite con 100 sentimenti e a ogni emozione corrisponde un brano di musica lirica o di balletto.

Ok, ammetto che avrei preferito poter ascoltare qualche classico brano di musica rock, se non altro perché è quel tipo di musica che, di solito, riesce a esprimere per me quello che io fatico a tirar fuori, ma il punto focale dell’iniziativa non sta tanto nel tipo di musica scelto, quanto nell’importanza dell’iniziativa che si pone come obiettivo quello di riuscire ad integrare la cultura (in questo caso, musicale) con lo spazio e la vivibilità urbana come mi ha spiegato proprio Glory11 in questo suo post scritto per Marketing Arena.

Prenditi due minuti per leggerlo, due minuti per il video promozionale di The Emotion Planner e, ovviamente, due minuti per provarlo!





Gagaville (ovvero come farsi qualche altro milione di fan)

18 05 2011

Sul fatto che Lady Gaga sia abile nel comunicare sè stessa e la sua immagine direi che non vi è ombra di dubbio. Grazie alle sue ripetute provocazioni, alle immagini scadalose e ai video bollati dalla Chiesa come blasfemi Lady Gaga è riuscita a guadagnarsi, nel giro di un paio d’anni, il titolo di nuova regina del pop e, soprattutto, milioni e milioni di fan che vanno in visibilio ad ogni sua nuova trovata.

A quanto pare però Lady Gaga non ha intenzione di accontentarsi di così poco; recentemente, infatti, deve essersi posta la domanda: “come fare per raggiungere un pubblico ancora più vasto?“.
La risposta l’ha trovata nei social network
e più precisamente in Zynga, società californiana specializzata nello sviluppo di videogiochi per piattaforme di social networking (per intenderci è la società che ha lanciato su Facebook giochi come FrontierVille, CityVille, Treasure Isle eccetera).

Dal 17 maggio (e fino al 26), grazie a una collaborazione che sono piuttosto sicura darà i suoi buoni frutti ad entrambe le parti in causa, Lady Gaga è infatti sbarcata su FarmVille, dando vita a Gagaville ovvero “un posto magico in Farmville dove i miei fan possono venire a giocare e essere i primi ad ascoltare il nuovo album”. L’operazione è indubbiamente a sfondo promozionale per l’album “Born this Way in uscita il prossimo 23 maggio. I giocatori di FarmVille (ben 47 milioni sparsi in tutto il mondo), fan e non (quindi, potenziali fan), potranno infatti acquistare oggetti virtuali ispirati a Lady Gaga e vincere l’ascolto di brani inediti tratti dall’album sbloccando determinati obiettivi; non solo, in palio ci sono copie del cd autografate e biglietti per i prossimi concerti.

Insomma, odiata o amata che sia, ancora una volta c’è solo una parola per Lady Gaga: chapeau!









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